Quando in un bosco ne percepisci la bellezza e diventi tutt'uno con il bosco, allora, intuitivamente, sei in armonia e in pace con le Dee e con gli Dei. Essi sono parte della nostra vera natura, la nostra Natura Profonda, e quando siamo separati dalla nostra vera natura, viviamo nella paura. Percepire questa normalità vuol dire dare un senso reale al vivere che è insito in tutte le cose.

Intraprendere la Via Romana al Divino significa iniziare un percorso di risveglio: praticando l'attenzione e la consapevolezza continua ci incamminiamo lungo una strada sapendo che ciò che conta è il cammino per sè più che la destinazione.

When you, entering a forest, perceive the beauty of the forest and you feel to be in a complete harmony with it, then, intuitively, you are in peace with the Deities. They are an essential part of our real nature, our Deep Nature, and when we are separated by our real nature we live in the fear. Perceiving such normality means giving a real sense to our lives.

Undertaking the Roman Via to the Deities implies a path to awakening: with the practice of continuing consciousness and awareness we undertake our walking knowing that taking the path is more important than the destination itself
.

mercoledì 15 novembre 2017

Eating Meat


I have to say that I'm not a vegetarian or vegan. I rarely eat meat, but I eat it. I eat meat not very often basically because I do not particularly like it.

In addition, living in Italy, I have the opportunity to eat a very varied menu of vegetables, many different kind of cheese, cereals, legumes, pasta, etc... It is not necessary to eat meat because there are really so many good alternatives. I think also that, reducing the meat consumption, I'm living definitively in a healthy way.

But, I repeat, I eat meat.

I have to say that, with regards to food in general and meat in particular, I have been influenced also by the approach our Roman Ancestors had in the past about these issues. According to Roman Traditional Spirituality eating meat had to pass through a rite: usually that of sacrifice or hunting. In short, eating meat was not a mechanical act, as it is today for many people in modern (supposed) advanced society. 

It is quite evident that nowadays we cannot eat meat after performing a sacrifice: it is not practically possibile. Many of us are also not so used to attend (not to say "make") the killing of an animal. When I was a boy (many years ago...) living in the countryside, the slaughter of an animal was a rather common event: if one wants to eat meat, he had to kill an animal. I still remember those experiences with a strange feeling of discomfort. 

Now we can easily eat meat just going for example to a supermarket where pieces of animals are presented in a way in which nobody can recognize the identity of the animal as a (ex) living being. One can eat kilos of meat being completely unaware about what really existed "before".

I repeat: we cannot do sacrifices or particular rites for eating meat. But we can re-gain awareness of the sacrality of food in general and of meat in particular as gifts. When eating meat it should be important not to forget that we are receiving the gift of the life of an animal.  

One can eat meat without exaggerating, always on the base of on the criteria of simplicity and frugality. The Traditional Roman Spirituality is placed in an intermediate position between being exclusively vegetarian (such as the Pythagoreans) or totally carnivores (as was the case for some groups linked to Dionysus-Bacchus who also ate raw meat).

It is also necessary to remove the image of the Romans habits when eating with their degenerate and corrupted inclination to extravagant and exaggerated foods, as for example described in the Petronius' Satyricon. This is rather the image of the lifestyle of the freedmen (as clearly emerge even in the Satyricon itself): they had no traditional spiritual knowledge.

The traditional approach to food, including meat consumption, has always been inspired by simplicity and frugality. I am still basing myself on these principles: I inspire my everyday life to these principles even with regards to food. I consider these small acts as a positive contribution to really and correctly Colere Deos / Deas .

By the way, it might be interesting to read " De esu carnium ", " Bruta animalia ratione uti " and " De sollertia animalium " (works easily available in the bookshops) by Plutarch. In them I have found many reflections not only on eating meat, but also on the respect should be paid to these "traveling companions".

Mangiare carne

Premetto che non sono un vegetariano o vegano. Mangio la carne raramente: ma la mangio. Mi capita di mangiare la carne non molto spesso fondamentalmente perchè non mi piace particolarmente. 

Oltretutto  vivendo in Italia ho la possibilità di mangiare un menù molto vario a base di verdure, formaggi, cereali, legumi, pasta, ecc... che non rende così necessario il ricorso al consumo della carne. Ci sono veramente molte  ottime alternative. Oltretutto penso anche di guadagnarci in salute.

Sul mangiare carne devo dire che sono anche influenzato dall'approccio che a questa questione avevano gli Antichi, soprattutto ovviamente i Romani. Secondo la Spiritualità Tradizionale Romana mangiare la carne doveva passare attraverso un rito: solitamente quello del sacrificio o quello della caccia. Insomma mangiare carne non era un atto meccanico, come avviene per noi moderni. 

E' abbastanza ovvio che oggi non possiamo consumare carne dopo aver effettuato un sacrificio, magari secondo i riti antichi: è evidente che ciò non è possibile nè tanto meno immaginabile. Oltretutto molti di noi non sono più abituati ad assistere alla macellazione di un animale, figuriamoci a farla praticamente in prima persona. Quando ero un bambino mi capitava abbastanza spesso di assistere in campagna alla macellazione di animali: un tempo era una pratica molto comune in Italia. Se volevi mangiare carne, dovevi ammazzare una bestia: non c'erano molte alternative. Anche se sono passati molti anni, conservo un ricordo abbastanza sconfortante di quelle uccisioni... Per me era sempre un piccolo trauma.

Oggi invece, se vogliamo mangiare carne, basta ad esempio andare semplicemente in un supermercato dove pezzi di carne sono asetticamente presentati in modo tale da impedire di comprendere che un tempo erano parti di animali, di esseri viventi. Uno può mangiare chili di carne rimanendo completamento ignaro dell'esistenza di vita a monte di tutta quella carne.

Ripeto. Non possiamo rimetterci a fare sacrifici di animali o riti particolari come si faceva un tempo. Sarebbe ridicolo. Ma questo non significa che, condividendo una determinata sensibilità spirituale, non si possa quanto meno ri-guadagnare consapevolezza della sacralità di alcuni gesti come quelli legati al cibo e al rispetto per il cibo. Si tratta in qualche modo di "doni": quando mangiamo carne stiamo ricevendo il dono della vita di un animale. E' bene non dimenticarlo. 

Mangiamo quindi la carne quando necessario, senza esagerare, con consapevolezza, sempre ispirandosi ai criteri di semplicità e frugalità. In breve la Spiritualità Tradizionale Romana si colloca in una posizione intermedia fra l'essere esclusivamente vegetariani (come ad esempio fanno i Pitagorici) o totalmente carnivori (come avveniva per alcuni gruppi legati al culto di Dioniso-Bacco che oltretutto mangiavano carne cruda). 

E' necessario inoltre sfatare l'immagine dei Romani a tavola. sfrenati e degenerati divoratori di cibi stravaganti e esagerati, come riportato del resto nel Satyricon di Petronio. In realtà questa è l'immagine dello stile di vita dei liberti (cosa che emerge chiaramente anche nello stesso Satyricon)  che non avevano alcuna conoscenza spirituale tradizionale.

L'approccio tradizionale al cibo, compreso anche il consumo di carne, è sempre stato ispirato alla semplicità e alla frugalità. E a questo principio anche io mi baso tuttora: su questo principio ispiro la mia vita quotidiana anche a tavola. Anche in queste piccole cose possiamo correttamente Colere Deos/Deas.

A proposito: potrebbe essere interessante leggere "De esu carnium", "Bruta animalia ratione uti" e "De sollertia animalium" (opere facilmente reperibili in libreria) di Plutarco. In essi ho trovato molti spunti di riflessione non solo sul mangiare la carne ma anche sul rispetto che si dovrebbe attribuire a questi "nostri compagni di viaggio".

mercoledì 18 ottobre 2017

Sacred Geography


It is important to be aware of the existence of a morphology and topography of the Sacred or a sacred geography that once characterized the recognition of space by the Ancients. 

It implies the capability to  recognize those places where, in one way or another, the Divine manifests itself more or less clearly. In some sites, the Divine breaks into the human world with a theophany, a heroophane, a krotophany sometimes even rather violent.  

Many of these places where Gods and Goddesses appeared in the world have been devastated, the sanctuaries destroyed: nonetheless some traces still remain and, thanks also to the literary documents, it is possible to access these "heterogeneous sacred spaces" (simultaneously connected to a Sacred Time) totally different from the ordinary, profane, non-divine space.

These places, like all those in which the Divine manifests itself, are not  sacred per se: they are so when the individual, and not the whole generality of mankind, develops the personal attitude to perceive the presence of the Goddess or of God, he/she develops into himself/herself the perception of the Divine that breaks into the World through Nature.

A Cultor and a Cultrix have to build this capacity, a quality whose progressive loss has characterized the beginning of the de-sacralization of the world by monotheism and modernity.

Sacred space shows a precise meaning, it possesses an existential and religious "value" well defined by the presence of the Divine, within a sacred space highlighted by its sanctuary, where we have the possibility to get in contact with the Divine.

Geografia Sacra

E' importante essere consapevoli dell'esistenza di una morfologia e topografia del sacro cioè della geografia sacra che un tempo connotava il riconoscimento dello spazio da parte degli Antichi. Si tratta di sviluppare la capacità di riconoscere quei luoghi dove in un modo o nell’altro il Divino si manifesta più o meno chiaramente. In alcuni siti il Divino irrompe nel mondo degli umani con una teofania, una ierofania, una cratofania anche piuttosto violenta. 

Molti di questi luoghi in cui gli Dei e le Dee si manifestavano nel Mondo sono stati devastati, i santuari distrutti: alcune tracce tuttavia sono rimaste e grazie anche alle testimonianze letterarie è possibile accedere a questi "spazi sacri eterogenei (connessi simultaneamente ad un Tempo Sacro) totalmente diversi dallo spazio ordinario, profano, non pertinente al Divino. 

Questi luoghi, come tutti quelli in cui il Divino si manifesta, non sono di per sé sacri: essi sono tali nel momento in cui l’individuo, e non l’intera generalità degli uomini, sviluppa la capacità personale di percepire la presenza della Dea o del Dio, sviluppa in sé la percezione del Divino che irrompe nel Mondo attraverso la Natura. 

Il Cultor e la Cultrix sono chiamati a costruire da soli questa capacità, una qualità la cui perdita progressiva ha caratterizzato l’avvio della de-sacralizzazione del Mondo da parte del monoteismo e della modernità. 

Lo spazio sacro ha un significato preciso, possiede un “valore” esistenziale e religioso ben determinato dato dalla presenza del Divino, all’interno di uno spazio sacro evidenziato dal suo santuario, con cui possiamo venire in contatto.

venerdì 15 settembre 2017

About Divination - 2


During this period, I have been, more or less "voluntary", engaged in deepening some ancient divinatory practices. Sometimes I had to deal with some rather surprising results that are driving me to make some personal reflections on this particular aspect.

I have already written in my previous post, that Divination presupposes a vision and a conception about time completely different from the conventional, common and profane one. At the same time, as the concept of time changes, the approach Cultor or Cultrix has towards the reality that surrounds us tend to change as well. Similarly the "phenomena", and the ways in which these phenomena, in the form of events, happen and manifest themselves can be seen and perceived under a completely different light.

Reality appears as concatenations of flowing events, within processes of mutation and continuous change; it is like being in front of rivers, flows, waves characterized by dense  and complex networks of relationships in which some forces, energies and powers in some way determine or influence the course of these rivers, flows and waves in which we all are immersed.

This vision implies that the future is not predetermined and therefore also unpredictable because we ourselves are an active components of these flows. Divination therefore is not a way to "read" the future, but it provides a vision and interpretation of those signs related to these rivers of flowin  events and their direction. It is not therefore a mere knowledge of the future, but a way to "somehow" determine the future, because, thorugh Divination one can come into contact, in sympathy and harmony, with those forces that determine the course of events through the signs that leave in the Reality , in the World, in Nature.

All of these elements embodied in the so-called "Invisible Masters" that may provide those basic components of knowledge that can not be found in texts or books. Often there are just in front of our eyes, but, taken from our business, hurry and technological gadgets, we are hardly able to notice them ...

Sulla Divinazione - 2

In questo periodo mi sono dedicato, in modo più o meno "involontario", ad approfondire alcune pratiche divinatorie antiche. Talora mi sono dovuto confrontare con qualche risultato abbastanza sorprendente che mi ha spinto a fare qualche riflessione personale su questa particolare attività.

Innanzitutto, cosa che ho già scritto in un mio precedente post, la Divinazione presuppone un visione ed una concezione del tempo completamente differente da quella convenzionale, comune e profana. Nel momento in cui muta la concezione del tempo, si trasforma parimenti l'approccio che il Cultor o la Cultrix possono avere nei confronti della realtà che ci circonda, con i suoi fenomeni, e delle modalità in cui questi fenomeni, in forma di eventi, accadono e si manifestano. 

La realtà appare come concatenazioni di eventi che scorrono, all'interno di processi di mutazione e cambiamento continui; è come trovarsi davanti a dei fiumi, a delle correnti caratterizzate da fitte reti di relazioni in cui alcune forze, energie, potenze in qualche modo determinano o influenzano il corso di questi fiumi e di queste correnti in cui tutti noi siamo immersi. 

Questa visione implica che il futuro non è predeterminato e quindi prevedibile anche perchè noi stessi siamo parte attiva di queste correnti. La Divinazione pertanto non è una lettura del futuro, ma fornisce una visione ed interpretazione di quei segni connessi a queste correnti di eventi e alla loro direzione. Non è quindi una semplice conoscenza del futuro, ma una via per "determinare" in qualche modo il futuro, poichè si può entrare in contatto, in simpatia e sintonia, con quelle forze che determinano il corso degli eventi tramite i segni che lasciano nella realtà, nel mondo, nella Natura. 

Tutti questi elementi si riuniscono nei cosiddetti "Maestri Invisibili" che forniscono quelle componenti fondamentali di conoscenza che non possono essere reperite nei testi o nei libri. Spesso ci lasciano moltissimi indizi davanti agli occhi, ma, presi dai nostri impegni, dalla fretta e dai nostri gadget tecnologici, difficilmente riusciamo a notarli...


giovedì 20 luglio 2017

Portunus - Portumnus


Portunus (or Portumnus ) is a rather complex expression of a sacred force, according to the Traditional Roman Spirituality Tradition, showing ancient origins. This force has been progressively confused and misunderstood: the interpretations of his real sacred functions, attributes, and role have remained, during the time course, limited to increasingly narrower spiritual circles.  

At present the interpretation of the sacred meaning and sense of Portunus is essentially made by historians or archaeologists who consequently can only provide a profane and superficial interpretation of this divine force. These profane interpretations have resulted in the ascription to Portunus of the label of  "God of Ports", which is only apparently true, and mere duplication of Janus. 

It is important to consider that in the past who was about to make a sea travel asked to Neptune salus et incolumitas to have a quiet sailing, as well as to Venus Sosandra (other divine force connected to water) or Fortuna Redux: but in private rites Portunus is never  mentioned. 

To understand the sacred role of this God, it is necessary to know the symbolic value of water, particularly the flowing waters, as the main element of the symbolic meaning of "navigation" and "sea travel". The flowing waters of the sea or rivers are, unlike the frozen waters, the expression of an incessant movement symbolizing on the one hand the flowing of the existence (in a very broad sense) and time and on the other hand the palingenesis process in the initiation rites (Water as a "salvation").

The existence is an incessant flowing similar to a river on which each of us is navigating: this flowing can be more or less stormy because of the presence of contrasting waves and tides. Like in sea or river navigation, also navigating in the flowing of the existence requires a landfall: this landfall cannot be placed anywhere, but only where it is possible to find calm waters. The landfall is therefore synonym of quiet waters: here our boat can  stop. Nonetheless a port is also a form of "interference" (like a bridge) in the natural order of things. The port (both in empirical and in symbolic terms) requires not only a well defined rite of foundation, but also the presence of a divine force who can continually safeguard it. Here is the place of Portunus (male polarity). 

The port (even in a symbolic sense) is therefore an element providing safety, security and  well-being, but it can also cause concern. The port is an access through which even what is "extraneous" (the "alien") can access the city: the port is a gate, a communication tool between the inside and the outside world. In this sense the port is like a door. Impure elements can then access the city. For this reason the ports were placed outside the sacred spaces: in Rome the Portus Tiberinus and the Temple of Portunus were placed outside the pomerium . What can be exposed to a potential contamination is therefore left out of the sacred spaces. This is also why the presence of a specific divine force is required to protect a space exposed to contamination.

Even in a symbolic sense it is possible to outline the role and function of Portunus. When we are involved in the routines of the everyday life, we often live unconsciously without realizing what we do just because we act automatically. We live without thinking. When,  by practicing spiritual exercises or practicing the otium, we stop or slow down our everyday life, we simbolically reach a landfall and we begin to think over our existence thus achieving awareness. When we undertake spiritual exercises, doing meditation and otium, we tend to improve our well-being but in these moments we can be also exposed to the risk to deal with painful experiences inherent to these process of awareness and self-consciuosness. Like in the case of a port, Portunus may act as a symbolic sacred filter preventing those thoughts that bring us anxiety to enter our "inner city". Portunus is therefore the premise to achieve well-being during meditation and otium because he "keeps out" those thoughts capable to cause anxiety and pain. Also in this case, Portunus supervises our symbolic port which is also an access door. Portus and Porta (port and door) are therefore closely related symbols, and this close bond in the Traditional Roman Spirituality (both empirically and symbolically) is confirmed by the fact that even in the Laws of the XII Tables the term portus is used as a synonym for home . 

Portus-Porta-Ianua. Portunus is then symbolically represented by a key. All of these elements make Portunus similar to Janus, also for the symbolism of the principle of "flowing". The cyclicity expressed by the Waters is therefore linked to the complex symbology of Janus (among which there is also a boat that is an initiation element).

Festivities dedicated to Portunus (Portunalia) are placed  on August 17th. The importance of  this God is also evidenced by the presence of a specific Flamen: the Flamen Portunalis .

Portunus - Portumnus

Portunus (o Portumnus) è una espressione del sacro, secondo la Tradizione Spirituale Romana, piuttosto complessa dalle origini molto antiche che tuttavia è stata progressivamente confusa e fraintesa: le interpretazioni delle reali funzioni, attribuzioni e ruoli sacri sono rimaste nel tempo appannaggio di circoli spirituali sempre più ristretti.

Attualmente la comprensione della figura sacra di Portunus è affidata agli storici o gli archeologi che conseguentemente non possono che fornire un'interpretazione interamente profana e superficiale di questa forza divina. Queste interpretazioni profane hanno finito per attribuire a Portunus l'epiteto di "Dio dei Porti", cosa che è solo apparentemente vera, e doppione di Giano. 

A Nettuno, il mare come elemento sacro, chi doveva viaggiare sul mare si chiedeva salus et incolumitas per avere una navigazione tranquilla, nonchè a Venus Sosandra (altra forza divnia connessa all'acqua) o Fortuna Redux: ma nei riti privati non viene citato Portuno.

Per comprendere il significato sacro di questo Dio è necessario conoscere il valore simbolico delle acque, in particolare le acque fluenti, come elemento portante del senso simbolico della "navigazione" e del "viaggio sul mare". Le acque fluenti del mare o dei fiumi sono, a differenza delle acque gelate, espressione del movimento incessante che simboleggiano da una parte il fluire dell'esistenza (in un senso molto ampio) e del tempo e dell'altro il processo di palingenesi iniziatica (Acqua quindi come "salvezza"). 

L'esistenza è un fluire incessante simile ad un fiume su cui ciascuno di noi si trova a navigare ed è un fluire che può essere più o meno burrascoso a causa della presenza di correnti contrastanti.  Come accade nella navigazione, anche il navigare nelle correnti dell'esistenza richiede un approdo e questo approdo non è collocato in un luogo qualsiasi, ma solo laddove la calma della corrente lo consente. L'approdo è quindi sinonimo di acque tranquille: qui la nostra barca si può fermare. L'approdo (quindi il porto) è comunque una forma di "interferenza" (come avviene per i ponti) nell'ordine naturale delle cose. L'approdo-porto  (sia in senso empirico che figurato-simbolico) richiede quindi non solo un rito di fondazione preciso, ma anche la presenza di una forza divina che lo possa continuamente tutelare. Qui è Portuno (polarità maschile).

Il porto (anche in senso simbolico) è quindi elemento apportatore di benessere, ma può essere anche apportatore di inquietudine. Il porto infatti è l'accesso attraverso il quale anche ciò che è "estraneo" (lo "straniero") può accedere alla città: il porto è quindi uno strumento di comunicazione fra l'elemento interno e quello esterno. In questo senso il porto è come una porta. Elementi non puri possono quindi accedere alla città. Per questo i porti erano posti al di fuori degli spazi sacri: a Roma il Portus Tiberinus  e lo stesso Tempio di Portuno erano infatti collocati al di fuori del pomerium. Ciò che può essere esposto ad una potenziale contaminazione rimane quindi fuori dagli spazi sacri. Anche per questa ragione si richiede la presenza di una forza divina specifica capace di tutelare uno spazio esposto alle contaminazioni. 

Anche in senso simbolico è possibile comprendere il ruolo e funzione di Portuno. Quando siamo presi dalle routines della vita quotidiana, viviamo in modo inconsapevole spesso senza renderci conto di quello che facciamo perchè agiamo in modo automatico. Viviamo senza pensare. Nel momento in cui ci fermiamo magari esercitando degli esercizi spirituali o facendo la pratica dell'otium, raggiungiamo simbolicamente un approdo e in pratica cominciamo a riflettere. guadagnando consapevolezza. Fermarsi a meditare e acquistare consapevolezza di sè può essere un momento di grande benessere, ma può anche procurare molto dolore. Qui interviene la forza sacra di Portuno che rappresenta quel filtro simbolico che può impedire ai pensieri che ci portano inquietudine di entrare nella nostra città. Portuno è quindi la premessa per poter acquistare benessere durante la meditazione e l'otium perchè "lascia fuori" ciò che ci potrebbe turbare. Anche in questo caso, Portuno è presente su questo porto simbolico che è anche quindi porta di accesso. Portus e Porta sono quindi simboli strettamente legati e questo stretto legame nella Spiritualità Tradizionale Romana (sia in senso empirico che simbolico) è confermato dal fatto che anche nelle Leggi delle XII Tavole il termine portus è usato come sinonimo di casa

Portus-porta-ianua. Portuno viene quindi rappresentato simbolicamente da una chiave. Tutti questi elementi avvicinano Portuno a Giano tra i quali anche la stessa simbologia della "Corrente" e il principio del "fluire". La ciclicità ed il divenire espresso dalle Acque si lega pertanto alla complessa simbologia di Giano (tra i cui simboli vi è anche una Barca che elemento iniziatico).

La festa di Portuno (Portunalia) è fissata nel 17 agosto. L'importanza del Dio è conformata anche dalla presenza di un apposito Flamen: il Flamen Portunalis.

venerdì 9 giugno 2017

The Walnut tree


The Walnut is a sacred tree to Juno, a Goddess to whom the month of June in dedicated.

According to the Roman tradition, walnuts were thrown and donated to the spouses after the ceremony of the wedding as symbolic link with Juno: furthermore, as the fruit is protected by a woody shell, this also represents the protection of Juno on the family.

Like all trees, even walnut is an "inhabited" living being: its nymph is Caria (Kar or Ker ) who gives the sacred name to this tree. From the name of the nymph Kar or Ker comes the Latin term Kerebellum (brain) also for the resemblance of the walnut fruit with the brain according to the Science of Correspondence. Walnut is used in fact for its beneficial properties especially for the brain. The kernel, because of its resemblance to the brain, is sacred to Minerva while the shell is sacred to Janus for resemblance to a boat.

Ker, Kar, Caria is also connected with Carmenta beacuse the walnut is an oracle tree: at a walnut  healers, shamans, and seers went to have inspiration, visions and prophecies. Moreover, walnut, thanks to this connection with Carmenta, is one of the fundamental trees at the base of the sacred alphabet and calendar.
 
This tree is linked also to the Great Mother: it represents life and death, light and darkness.

For all these reasons, especially because of its connection with these female Deities and Sacred Forces, Christianity has linked walnut to Satan, to sabers and witches.

Il Noce


Il Noce è un albero sacro a Giunone, una Dea cui è dedicato il mese di Giugno. 

Secondo la tradizione romana, agli sposi venivano lanciate e donate delle noci come legame simbolico con Giunone: inoltre poichè il frutto è protetto da un guscio legnoso, ciò rappresenta anche la protezione di Giunone sulla famiglia. 

Come tutti gli alberi, anche il noce è un essere vivente "abitato": la sua Ninfa è Caria (Kar o anche Ker) che dà il nome sacro a queto albero. Dal nome della ninfa Kar o Ker deriva il termine latino Kerebellum (cervello) anche per la somiglianza del frutto del noce con il cervello secondo la Scienza delle Corrispondenze. La noce viene usata infatti per le sue proprietà curative in particolare per il cervello. Il gheriglio, per la sua somiglianza con il cervello è sacro a Minerva mentre il guscio è sacro Giano per somiglianza con una barca.

Ker, Kar, Caria è anche connessa con Carmenta poichè il noce è un albero oracolare: presso un noce le curatrici, le sciamane e gli indovini si recavano per avere ispirazione, visioni e profezie. Inoltre il noce, anche grazie a questo nesso con Carmenta, è uno degli alberi fondamentali alla base dell'alfabeto e del calendario sacri.
 
Albero legato alla Grande Madre rappresenta la vita e la morte, la luce e la tenebra. 

Per tutti questi motivi, soprattutto per il suo collegamento con queste Divinità femminili, il cristianesimo ha collegato il noce a Satana, ai sabba e alle streghe.

mercoledì 31 maggio 2017

29-31 May: Ambarvalia

In the past, these days was dedicated to an important rural procession, Ambarvalia  (Ambarvalia means "country walk") to honour all the agricultural and rural Gods/Goddesses. During the Roman Ambarvalia the suovetaurilia sacrifice was made: it was the sacrifice of a pig, a bull and a ram for the land's purification. After that in every farm and village country parties were held.

The sacred ministers who made this sacrifice were the Arvales: they called themselves Fratres (Brothers). These sacred ministers were devoted to Earth's cult with secret rites held in a sacred wood dedicated to the Dea Dia thorugh an arcaic Latin language. Their symbol was a spike.

Today we dedicate these days to Mother Earth: it may be useful to go to the countryside to make frugal meals with friends and relatives to give thanks to Mother Earth for her fruits, to dedicate our thoughts to rural works and activitiies and to those animals which with their death give us life. In particular the Simples must be present.




Dea sancta Tellus, rerum naturae parens,
quae cuncta generas et regeneras indidem,
quod sola praestas gentibus vitalia,
caeli ac maris diva arbitra rerumque omnium,
per quam silet natura et somnos concipit,
itemque lucem reparas et noctem fugas:
tu Ditis umbras tegis et immensum chaos
ventosque et imbres tempestatesque attines
et, cum libet, dimittis et misces freta
fugasque soles et procellas concitas,
itemque, cum vis, hilarem promittis diem.
tu alimenta vitae tribuis perpetua fide,
et, cum recesserit anima, in tete refugimus:
ita, quicquid tribuis, in te cuncta recidunt.
merito vocaris Magna tu Mater deum,
pietate quia vicisti divom numina;
tuque illa vera es gentium et divom parens,
sine qua nil maturatur nec nasci potest:
tu es Magna tuque divom regina es, dea.
te, diva, adoro tuumque ego numen invoco,
facilisque praestes hoc mihi quod te rogo;
referamque grates, diva, tibi merita fide.
exaudi me, quaeso, et fave coeptis meis;
hoc quod peto a te, diva, mihi praesta volens.
herbas, quascumque generat maiestas tua,
salutis causa tribuis cunctis gentibus:
hanc nunc mihi permittas medicinam tuam.
veniat medicina cum tuis virtutibus:
quidque ex his fecero, habeat eventum bonum,
cuique easdem dedero quique easdem a me acceperint,
sanos eos praestes. denique nunc, diva, hoc mihi
maiestas praestet tua, quod te supplex rogo.


Goddess revered, O Earth, of all nature Mother, 
engendering all things and re-engendering them from the same womb, 
because thou only dost supply each species with living force, 
thou divine controller of sky and sea and of all things, 
through thee is nature hushed and lays hold on sleep, 
and thou likewise renewest the day and dost banish night. 
Thou coverest Pluto's shades and chaos immeasurable: winds, rains and tempests 
thou dost detain, and, at thy will, let loose, and so convulse the sea, 
banishing sunshine, stirring gales to fury, 
and likewise, when thou wilt, thou speedest forth the joyous day. 
Thou dost bestow life's nourishment with never-failing faithfulness, 
and, when our breath has gone, in thee we find our refuge: 
so, whatsoe'er thou bestowest, all falls back to thee. 
Deservedly art thou called Mighty Mother of Gods, 
since in duteous service thou hast surpassed the divinities of heaven, 
 and thou art that true parent of living species and of gods, 
without which nothing is ripened or can be born. 
Thou art the Mighty Being and thou art queen of divinities, O Goddess. 
Thee, divine one, I adore and thy godhead I invoke: 
graciously vouchsafe me this which I ask of thee: 
and with due fealty, Goddess, I will repay thee thanks. 
Give ear to me, I pray, and favour my undertakings: 
this which I seek of thee, Goddess, vouchsafe to me willingly. 
All herbs soever which thy majesty engendereth, for health's sake 
thou bestowest upon every race: 
entrust to me now this healing virtue of thine: 
let healing come with thy powers: 
whate'er I do in consonance therewith, let it have favourable issue:
to whomso I give those same powers or whoso shall receive the same from me, 
all such do thou make whole. 
Finally now, O Goddess, let thy majesty vouchsafe to me what I ask of thee in prayer.

29-31 Maggio: Ambarvalia

In passato durante questi giorni si svolgeva un'importante processione campestre (Ambarvalia significa "giro dei campi") per onorare tutte le divinità agresti. Durante le Antiche Ambarvalia veniva effettuato un rito dei suovetaurilia ovvero il sacrificio di un maiale, di un toro e di un ariete per la purificazione della Terra. In ogni fattoria ed in ogni villaggio poi si svolgevano feste campestri.

I sacerdoti chiamati a svolgere il sacrificio dei suovetaurilia erano gli Arvali che tra loro si chiamavano fratelli (Fratres). Si trattava di sacerdoti dediti al culto della Terra tramite riti segreti che si svolgevano in un bosco dedicato alla Dea Dia in un latino arcaico. Il simbolo degli Arvali era una spiga di grano.
 
Noi oggi dedichiamo queste giornate alla Terra: può essere utile recarsi in campagna per festeggiare con amici e parenti la Madre Terra, rendere omaggio ai suoi frutti, alle attività contadine, agli animali di cui ci nutriamo e che collaborano con l'uomo nel lavoro dei campi. In particolare che siano presenti i Semplici.






Dea sancta Tellus, rerum naturae parens,
quae cuncta generas et regeneras indidem,
quod sola praestas gentibus vitalia,
caeli ac maris diva arbitra rerumque omnium,
per quam silet natura et somnos concipit,
itemque lucem reparas et noctem fugas:
tu Ditis umbras tegis et immensum chaos
ventosque et imbres tempestatesque attines
et, cum libet, dimittis et misces freta
fugasque soles et procellas concitas,
itemque, cum vis, hilarem promittis diem.
tu alimenta vitae tribuis perpetua fide,
et, cum recesserit anima, in tete refugimus:
ita, quicquid tribuis, in te cuncta recidunt.
merito vocaris Magna tu Mater deum,
pietate quia vicisti divom numina;
tuque illa vera es gentium et divom parens,
sine qua nil maturatur nec nasci potest:
tu es Magna tuque divom regina es, dea.
te, diva, adoro tuumque ego numen invoco,
facilisque praestes hoc mihi quod te rogo;
referamque grates, diva, tibi merita fide.
exaudi me, quaeso, et fave coeptis meis;
hoc quod peto a te, diva, mihi praesta volens.
herbas, quascumque generat maiestas tua,
salutis causa tribuis cunctis gentibus:
hanc nunc mihi permittas medicinam tuam.
veniat medicina cum tuis virtutibus:
quidque ex his fecero, habeat eventum bonum,
cuique easdem dedero quique easdem a me acceperint,
sanos eos praestes. denique nunc, diva, hoc mihi
maiestas praestet tua, quod te supplex rogo. 


Santa Dea Terra, madre della natura,
che da sempre generi e rigeneri tutte le cose;
perchè tu sola proteggi i viventi,
e perciò arbitra del cielo, del mare e di tutto;
per te tace la natura e dorme,
tu rinnovi la luce e fai fuggire la notte:
tu copri l’ombre di Dite e l’immenso caos;
e freni i venti e le piogge, e le tempeste,
e, quando vuoi, plachi ed agiti le acque
e fughi il sole e susciti le tempeste
e, quando vuoi, fai apparire il lieto giorno.

Con perpetua fede porgi alimenti alla vita,
e, quando l’anima si sarà allontanata, in te è il nostro rifugio:
così tutto ciò che dai, in te ricade.
Giustamente sei chiamata la Grande Madre degli dei,
perché vincesti in amore le potenze divine.
 

Tu sei veramente Mater dei viventi e degli dei;
senza te nulla può maturarsi e giungere al nascimento;
tu sei grande, tu sei regina e dea degli dei.
Te, o dea, adoro e invoco la tua potenza;
benigna concedimi ciò che ti chiedo,
e ti renderò giuste grazie, o dea.
Esaudiscimi, come tu soli, ti prego, e sii propizia ai miei compiti;
ciò che ti prego, o dea, voglimi concedere.
 

 I Semplici, quanti ne genera la tua grandezza,
tu li dai, per la loro salute, a tutte le genti:
questo tuo rimedio ora tu accordami;
venga a medicare con le sue virtù.
 

 Qualunque cosa farò con essi, abbia buon esito;
a chiunque li darò, chiunque da me li riceverà,
falli sani in ogni tempo.
T’imploro, o Dea, che a me
la tua grandezza conceda ciò che supplice ti chiedo.

venerdì 5 maggio 2017

Maggio - May

Queste sono le festività principali del mese di Maggio secondo il calendario tradizionale 


The following list includes the major festivals during May according to the traditional calendar



1 - MAIA
1 - LARALIA

9, 11, 13 - LEMURIAE 
12 - LUDI MARTIS IN CIRCO
15 - DIES MERCURII ET MAIAE
15 - ARGEI
21 - AGONALIA

 23 - TUBILUSTRIUM
25 - F. FORTUNAE PUBLICAE
 29 - LUDI HONORIS ET VIRTUTIS
30 - AMBARVALIA


 
Riporto di seguito come pro memoria un post che ho già scritto riferito a Maia (italiano) 
Here there is a link to my previous post about Maia (english)


mercoledì 19 aprile 2017

Tamquam Spectator Novus


Walking alone, along a lonely country road, I am often taken wondering in a sudden feeling. I observe everything around me appearing as if I saw the reality for the first time. Maybe. rather than looking at the world for the first time, I have the feeling to be in contact with a "plurality of worlds".

I think that in these moments, I have the possibility to overcome the condition of "habit" or routine: habits have the force to impede the percetion of the things as they really are. In our everyday life, constrained by habits and routines, everything is considered as "given", immutable: we live without living,  because we live without perceiving.

Thanks to the perception, we can "catch the moment", we can feel the "instant", feeling a time dimension where there is no past and no future. In the "instant" one can perceive the "feeling of existence." In that moment, free of prejudices of the past and the concerns of the future, one can reach an inner peace and tranquility. This is the deeper and real meaning of carpe diem. Understanding the value of each single moment, we can understand the value of our presence in the world as one of the many potential possible manifestation of the Being: every moment of our life has a value and it should be lived as if it were the last one.

Perceiving the world as if it were the last time means to perceive the world as if it were the first time: tamquam spectator novus.

As Cultores and Cultrices we do not pray the Gods and Goddesses, in the profane sense: we rather perceive them and we live them as an experience: in that precise moment, Gods and Goddesses meet us.

Tamquam Spectator Novus

Camminando da solo lungo una strada solitaria di campagna, mi capita spesso di abbandonarmi ad un sentimento improvviso di meraviglia. Osservo tutto ciò che mi circonda e mi appare come se lo vedessi per la prima volta: più che un modo nuovo di vedere il mondo e la realtà, ho la sensazione di venire in contatto con una "pluralità di mondi". 

Penso che in questi momenti si superi la condizione di "abitudine" o di routine: è la forza delle abitudini che non ci fa più vedere le cose per quello che sono. Diamo tutto per scontato, per immutabile. Viviamo senza vivere, perché viviamo senza percepire. 

Nella percezione si coglie l'attimo, si afferra l'istante: ci si colloca in una dimensione temporale dove non c'è passato e non c'è futuro. Nell'istante, si percepisce il "sentimento dell'esistenza". E nell'istante, privo dei pregiudizi del passato e delle preoccupazioni del futuro, si raggiunge una pace e una tranquillità interiore. Si comprende inoltre il particolare valore della nostra presenza nel mondo come una delle possibili ed innumerevoli manifestazioni dell'Essere: ogni istante della nostra esistenza ha un valore e deve essere vissuto come se fosse l'ultimo. Questo è il senso più profondo e più vero del concetto di carpe diem.

Percepire il mondo come se fosse l'ultima volta vuol dire percepire il mondo come se fosse la prima: tamquam spectator novus

Poichè gli Dei e le Dee non si pregano, ma si percepiscono e si vivono come esperienza, in quel preciso momento, in quell'istante, gli Dei e le Dee ci vengono incontro.